C’è un momento, nelle ristrutturazioni, in cui la cucina smette di essere solo un aggiornamento estetico e diventa una scelta più profonda. Succede quando si decide di non cambiare tutto, ma di lavorare con ciò che già esiste, migliorandolo.
È da qui che nasce questo progetto realizzato ad Aurora, Illinois (Stati Uniti), dal nostro partner Archisesto: una trasformazione misurata, costruita per valorizzare lo spazio senza stravolgerlo, introducendo materiali, funzioni e dettagli capaci di ridefinire l’esperienza quotidiana.
Un approccio che ritroviamo anche in altri interventi sviluppati dallo studio a Chicago, dove il tema dell’isola viene esplorato in modi diversi: dalla doppia composizione per suddividere le diverse aree funzionali, fino a soluzioni più essenziali ma estremamente personalizzate.
Abbiamo intervistato Giacomo Ferrucci, fondatore di Archisesto, per raccontarci anche questo nuovo progetto.
A colpo d'occhio
Qual era la richiesta iniziale del cliente?
La cucina esistente era completamente bianca; funzionale, ma aveva bisogno di un upgrade.
La richiesta era chiara: mantenere il layout esistente, intervenendo però sul colore e sull’esperienza d’uso. La cucina aggiornata doveva integrare nell’isola una zona colazione e inserire alcune funzioni aggiuntive, come una cantinetta vino e uno spazio per il microonde.
Un progetto molto concreto, costruito a partire da esigenze precise, senza modificare l’impianto ma lavorando su dettagli e nuove possibilità di utilizzo.
Come è stato definito il concept?
La scelta è partita da una preferenza precisa: la collezione Kate di Zecchinon, di cui il cliente si era innamorato.
Da lì, il progetto ha preso forma attraverso il colore. Un laccato opaco, scelto per introdurre una tonalità più decisa rispetto al bianco precedente, senza appesantire lo spazio.
Il risultato è una cucina che lavora su contrasti calibrati: superfici continue, volumi pieni, inserti in legno che scaldano l’isola e ne definiscono l’uso.
Una direzione coerente con le evoluzioni più recenti del progetto cucina, dove materiali e cromie diventano strumenti progettuali veri e propri.
In che modo la modularità ha inciso sul progetto?
In modo determinante.
La configurazione esistente ha imposto dei vincoli. La modularità ha permesso di trasformarli in opportunità, lavorando per adattamento e precisione.
Il progetto è stato costruito quasi interamente su elementi standard, con interventi su misura minimi. Questo ha reso possibile ottenere un risultato coerente, senza forzature.
C’è un dettaglio che ha fatto la differenza?
Più che un singolo elemento, sono le possibilità offerte dal sistema.
In questo progetto è stato particolarmente apprezzato il numero di opzioni disponibili, che ci ha permesso di proporre al cliente soluzioni puntuali senza dover ricorrere a interventi invasivi.
Determinante anche il confronto diretto con il reparto tecnico Zecchinon, che ha reso possibile tradurre ogni richiesta in una soluzione concreta, mantenendo coerenza con il progetto.
Siamo riusciti a dare al cliente la cucina dei suoi sogni, senza compromessi.
Come stanno cambiando le richieste oggi?
Negli ultimi anni si è accelerato un fenomeno evidente: le scelte dei clienti sono sempre più influenzate da ciò che vedono sui social media, dove i trend cambiano velocemente.
Colori, materiali e configurazioni tendono a ripetersi, con il risultato che la personalità del cliente si vede sempre meno nel design della cucina.
In questo progetto, invece, emerge una direzione diversa. Non una replica, ma una richiesta unica: una cucina costruita intorno allo spazio e a chi lo vive.
Questo progetto racconta che non serve cambiare tutto per ottenere un risultato nuovo.
A volte basta lavorare sulle proporzioni o sui colori; inserire una funzione in più o scegliere un materiale diverso. Ridisegnare l’uso, più che lo spazio.



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